Recensioni
di "What's Wrong With You, People?" sulla stampa italiana.
RUMORE #
159 aprile 2005 (voto 4 su 5)
Realizzato con la dovuta cura - in sette mesi trascorsi tra la fase
di preproduzione affrontata con l'aiuto di Max Casacci e il mastering
finale a Berlino - il primo album del trio di punk-rockin' soul-boys
torinesi non ha nulla da invidiare, in fatto di stile, grinta e ballabilità,
ai vari !!! e rapture, oltre a evidenziare reminiscenze che vanno dai
Gang Of Four ai Fugazi. Lo provano nell'accessibile All About This,
ma anche con la rabbia incendiaria di Save your Fire, i toni dub in
Forward! (complici, come altrove, le percussioni di Vito Miccolis) e
nella conclusiva, dilatata Computer Tomorrow. Alessio, Andrea e Jacopo
si alternano con convinzione nell'interpretazione di testi ossessivi
e neanche troppo criptici che poggiano su ritmi quadrati e chitarre
spigolose. Forte di una premeditata essenzialità formale e della necessaria
concisione di alcune tracce, What's Wrong With You, People? È un album
che ha fascino e credibilità per trasformare i Disco Drive in band di
culto a livello internazionale.
Giorgio Valletta
BLOW UP #
83 aprile 2005 (voto 7/8 su 10)
Nei Disco Drive convivono due anime che tuttavia sono collegate e amalgamate
da un caliente filo comune: una affonda nello stile Washington DC (con
preferenza Q And Not U), l'altra è travolta da un ciclone disco-funk
soprattutto in salsa clashiana. La prevalenza di quest'ultima indole
fa di "What's Wrong…" un prodotto da dance-floor di cui se ne apprezza
la pregnanza dei groove, l'esuberanza degli interventi vocali, l'istinto
ritmico anche in una chiave strettamente percussiva e latina. Caratteristica
del trio piemontese è anche quella di pronunciarsi in una maniera dilatata
e dubby, in cui possono inserirsi passaggi più discordanti senza perdere
comunque in fluidità. In certi momenti la formula mostra un po' di stanchezza
ma in generale l'album ti fa pensare che una roba di questo spessore
in Italia forse non l'hai mai sentita, almeno da un gruppo che ama definirsi
'punk rock'.
Fabio Polvani
IL MUCCHIO SELVAGGIO # 611 giugno
2005
Prevedibile, per non dire scontata, arriva la risposta autoctona al
trend punk/funk esploso un paio d'anni fa a New York e da lì estesosi
a macchia d'olio in tutto il mondo musicalmente evoluto. Classificare
i Disco Drive tra i cloni che tentano - oltretutto fuori tempo massimo
- di aggrapparsi al carro dei vincitori significherebbe però fare un
torto al power-trio torinese, che assieme alle immancabili influenze
straniere - rese ancor più evidenti dalle liriche in inglese - mette
in luce un notevole tiro, un'efficace propensione a schemi nervosi e
graffianti e talento nello sviluppare brani non banali dove cadenze
ipnotiche e trame abrasive marciano di pari passo con azzeccate armonie.
Elaborati con l'aiuto in console di Max Casacci, ma non per questo affrancati
da un impatto che rimane squisitamente indie, i trentacinque minuti
di What's Wrong With You, People? sanno insomma parlare un (bel) linguaggio
rock, e centrano il non facile obiettivo di colpire sotto il profilo
concettuale e sul piano della fisicità: si faccia avanti, se c'è, qualcuno
che riesce a non muovere almeno il piedino alle note di The Leaving
Feet o All About This.
Federico Guglielmi
ROCKERILLA #
296 aprile 2005 (voto RRRR)
Perché perdersi in inutili preamboli e non sferrare subito il colpo
del kappào? A farci bene attenzione, anzi, il conteggio pare iniziare
addirittura prima del gong, prima che le chitarre di "The Leaving Feet"
facciano sentire tutta la loro implacabile rudezza. Un incipit che lascia
senza fiato quello dei torinesi Disco Drive. Come una mazzata al plesso
solare. Se volevano impressionarci, allora ci sono perfettamente riusciti:
il loro What's Wrong With You, People? Non poteva dichiarare in maniera
più esplicita le intenzioni del terzetto: scolpire funk a rasoiate e
fendenti di chitarra. Cioè mettere in corto circuito Wire e Talking
Heads, A Certain Ratio e Gang Of Four come accadeva ai dj più ispirati
una ventina abbondante di anni fa. Idee chiare e determinazione sufficiente
a sgombrare il campo da qualsiasi perplessità: questi ragazzi hanno
fretta di arrivare e sono pronti a travolgere chiunque osi mettersi
di traverso.
Elio Bussolino
D di REPUBBLICA #
511, 5 agosto 2006
Ho scoperto questo gruppo torinese di punk deviato verso il funk lasciandomi
trascinare da un amico ad un loro show. Da allora le loro canzoni stazionano
nella zona calda del mio iPod, e ogni giorno, quando al lavoro la stanca
avanza, alzo il volume delle casse e sparo in sequenza All About
This, Move Along e Forward! e lascio che la loro grezza
energia invada la stanza e trasformi l'ufficio in piccola sala da ballo.
Da non credere: è un gruppo italiano a produrre killer song così
belle.
Giacomo Spazio
LOSING TODAY
Me li vedo già, quelli pronti a dire "Che noia, un altro disco punk-funk?".
Me li vedo, quelli pronti a storcere il naso alla notizia che si tratta
di una band italiana. Me li vedo, gli snob che notano il nome del subsonico
Max Casacci in cabina di regia (pre-produce), e stanno alla larga dal
cd. Me li vedo e mi intristisco, perchè se l'album d'esordio dei Disco
Drive fosse arrivato un paio d'anni fa, sarebbero tutti lì a gridare
al miracolo. Perchè il miracolo c'è davvero: i punk-rockin soul boys
torinesi, dopo aver incendiato i palchi di mezza Italia, hanno tirato
fuori un disco coi fiocchi. Punk-funk sì (dai Gang of four ai Q and
not U di Power), e chi riesce a star fermo con All about this alzi la
mano. Ma non solo: Forward! dubbeggia che è una meraviglia, la coda
quasi psichedelica di Computer tomorrow è il modo perfetto per soffocare
il fuoco e concludere il disco, Better is the new more -già un anthem-
è la perfetta summa del suono (e del pensiero) Disco Drive. Ovvero anima,
funk, percussioni e punk-rock: cosa volere di più?
Fabrizio Franzè
ZERO 2 #
183 maggio 2005 / ZERONLINE.
Partono da Torino e sono in tre. Di solito si muovono con un'utilitaria
e arrivano puntuali: proprio come il loro disco d'esordio. I Disco Drive
suonano punk, di quello serio, che inizia con i Clash, passa dalla Dischord
e incontra certe produzioni DFA, ma senza fermarsi lì. Battute ballabili,
grooves ripetitivi, spigolosità fugaziane, bassi chitarre e batterie
dagli ottimi suoni, voci che si scambiano, tutti che fan tutto senza
l'aiuto delle macchine. Sorprendenti e in crescita di show in show:
li farei suonare a tutti i miei party immaginari.
Pier Paolo Palazzo
KATAWEB
Semplificando
un po' le cose, se gli Stati Uniti hanno i Rapture e il Regno Unito
i Franz Ferdinand, l'Italia può rispondere con i Disco Drive. Che sono
in attività già da qualche anno, da ben prima, quindi, che esplodesse
il fenomeno del punk-funk, ma che arrivano solo ora all'esordio sulla
lunga distanza. Un'attesa ripagata da un lavoro efficace e compatto,
che non si perde dietro a fronzoli e abbellimenti inutili per arrivare
dritto alla sostanza. Sposando ritmiche serrate di scuola funky con
un'urgenza tipicamente settantasettina, il trio piemontese fa propria
la lezione del post-punk che fu. La declina in composizioni piene di
rabbia e di spigoli, ma non prive di inaspettate deviazioni e aperture
melodiche, dalla coinvolgente All About This fino alle contaminazioni
dub della conclusiva Computer Tomorrow. Fossero americani, verrebbero
esaltati e trattati da star, per lo meno in ambiti alternativi. Visti
la qualità e il tiro della loro proposta, sarebbe opportuno che ciò
avvenisse ugualmente, a dispetto della esterofilia che dilaga tra un
certo tipo di pubblico rock tricolore.
Aurelio Pasini
ROCKIT
(Primascelta)
Sia detto e si sappia a mo' di premessa: a me il punk funk piace fottutamente,
e non me ne frega proprio un cazzo se va di moda, se è trendy, se è
revival, se è pettinato. Secondo me spettina. E spettinando muovente
il culo, rende felici noi air guitar lovers, quando mentre puliamo il
cesso di casa nostra mettiamo lo stereo a palla e, fra una passatina
al lavabo e una disinfettata al water, ci guardiamo allo specchio e
imitiamo i nostri guitar heroes preferiti. Quindi sappiatelo: la gelatina
sui capelli è ammessa solo se serve a leccare efficacemente l'onda.
"What's Wrong With You, People?" è il secondo miglior disco italiano
del 2005 - dopo "Amazing!" dei Red Worms' Farm - per potenza, dinamica
e ritmo. Sebbene il paragone con i vermi regga solo se preso con le
pinze - là la scuola è Dischord, qui invece la lezione è mutuata dai
Rapture - i Disco Drive hanno in dono la sacrissima attitudine. Non
avendo ancora la compattezza degli amici di Fooltribe e la loro esplosiva
personalità, se c'è una cosa che i torinesi riescono a sbatterti in
faccia è il loro tiro. Le canzoni di questo disco d'esordo uscito per
Unhip sono infatti una miscela totale di movimento e forza punk, di
ruggine e danza, di percussività e battito. La formula è semplice: basso
massiccio, batteria sostenuta e chitarra prettamente funky. Il discorso
regge perchè la conoscenza dei propri mezzi e della materia trattata
è altissima e, associata ad una buona penna, riesce nel difficile compito
di mantenere alta la tensione durante tutto l'ascolto. Anche quando
gli episodi sono carenti in quanto a scrittura (talento, questo, che
la band deve coltivare dando più peso alle canzoni) o quando sorgono
dei dubbi riguardo il peso specifico delle voci, "What's Wrong With
You, People?" riesce comunque a provocare dell'ottimo formicolio ai
piedi, segno ineludibile dell'efficacia della proposta. Se i Disco Drive
nel futuro riusciranno ad associare al tesoro che già hanno - l'attitudine
e il tiro - anche la luminosa perla della scrittura, potremmo avere
fra le mani qualcosa di più che semplicemente bello. Per ora sono una
band che, se dal vivo eccita anche i più frigidi, su disco mostra grandi
qualità ma anche qualche limite. Attendiamo il primascelta definitivo,
quindi. Intanto, voi fate una puntata ai loro live per darmi ragione.
E comprate il loro disco: il cesso, la sua pulizia e la vostra onda
sui capelli ringrazieranno.
Carlo Pastore
MUSIC CLUB #
160 marzo 2006
Altro
disco su cui riesco a mettere le mani fuori tempo massimo. Il 2005 è
finito da poco ma si è ancora in tempo per rimediare alle tante
belle cose italiane che l'anno appena trascorso ci ha regalato. Arrivano
da Torino, i Disco Drive, e riescono a beneficiare, in maniera più
o meno diretta delle beatificazioni di Bloc Party, Franz Ferdinand e
Futureheads. Occhio, però: qui non si sta parlando di un progetto
abilmente marketing-oriented, visto che il trio pesca riferimenti culturalmente
più distanti dai tre sopracitati. La scuola Dischord, ad esempio.
Quadrature fugaziane (Move Along e l'incendiaria Safer Now)
e groove rubati alla dance floor in stile El Guapo (Better Is The New
More); punk-funk, si diceva un paio d'anni fa, quando i nomi sulla bocca
di tutti erano quelli di Rapture e !!!. Come nella Settimana Enigmistica,
prendete questi punti numerati, uniteli con un tratto di penna e avrete
grossomodo lo scheletro della musica dei Disco Drive. Roba che fa muovere
il culo e battere il piede, oltre che le mani: What's Wrong With You,
People? è un disco che brucia sullo scatto i tre nomi grossi
che avete letto qualche linea sopra. Il patrimonio condiviso da Gang
Of Four (Calling Calling) e Talking Heads è l'unico minimo comun
denominatore tra i nostri e l'armata new wave tanto amata dalla nostra
cara stampa filobritannica. Ma i tanti concerti macinati dai Disco Drive
in giro per l'Italia e l'Europa sono un'ottima risposta all'indifferenza
e una notevole prova di forza.
Emanuele Barletta
SENTIREASCOLTARE (voto
7 su 10)
Ci sono giorni in cui alla malinconica tristezza dei, chessò, For Carnation,
devi necessariamente associare qualcosa di terribilmente movimentato.
Qualcosa che inaspettatamente ti faccia battere il piede, scuotere il
bacino, dondolare la testa. Insomma, qualcosa che prenda lo stomaco
e ti faccia ballare come un idiota per tutta la casa, con il rischio
che il volume troppo alto spacchi le casse e faccia bussare alla porta
i vicini, prossimi a buttarti fuori dal condominio. Ecco, se volete
evitare una situazione del genere meglio non ascoltare What's Wrong
With You, People? dei torinesi Disco Drive. Se, al contrario, vi va
di rendere la giornata alquanto vivace, questo è quello che fa per voi.
Un debutto nato da un curioso e fortunato caso di passaparola, che ha
portato il trio italiano sulla bocca di tutti, semplici ascoltatori
e gente del settore: un centinaio di concerti in tutta Europa al fianco
di El Guapo, Black Eyes, Settlefish, Perturbazione e compagnia bella,
pur avendo in mano solo una manciata di 7"e nessun contratto discografico
(a cui ha subito provveduto la bolognese Unhip Records). Scintillante
come può essere uno specchio per le allodole e scanzonato come i migliori
!!!, così si presenta il sound dei Disco Drive. A metà strada tra il
punk-rock (come loro stessi si definiscono) e il funk di matrice disco.
Le asperità di Washington DC (i due minuti di The Leaving Feet e Save
Your Fire sono pura rabbia montante, su chitarra e batteria lanciate
alla velocità della luce, non a caso gli unici episodi brevi, come si
conviene al punk) sono stemperate da un groove sinuoso e coinvolgente,
come in All About This, o da un giro di basso in versione dub (Moving
Along e Forward!). Percussioni di sapore quasi latino scandiscono Better
Is The New More o danno il via ad un cambio di ritmo (la convulsiva
Safer Now sarebbe perfetta ad una festa liceale), su cui spinge un cantato
di facile presa, grazie alla sua frizzante formula call&response (come
non innamorarsi di quel suadente e ripetitivo "On And On"di Calling
Calling?). Espedienti e combinazioni sonore che chiaramente prendono
spunto dai Q And Not U di Different Damage, ma che rapportati alla nostra
realtà stupiscono non poco, soprattutto se consideriamo che qui tutto
è rigorosamente suonato dalle mani di tre persone (senza alcuna intromissione
elettronica) a cui, evidentemente, l'esperienza live ha fatto un gran
bene. E se dopo il primo ascolto avrete ancora un minimo di forza in
corpo, mettete pure repeat e continuate fino a quando non cadrete sfiniti,
ma contenti.
Valentina Cassano
KRONIC (voto
3.5 su 5)
Punk rock, dicono loro. Ok, ci sta. Punk funk, dicono altri. Passiamo
pure questa. Ma la finiamo qui, che tanto le definizioni, con certi
dischi, sono la sublimazione del superfluo. Ti indirizzano, ma poi serve
l'impatto, devono farti traballare dentro. Altrimenti te ne dimentichi
dopo duesecondidue. E fai bene a dimenticartene. Allora è bello sapere
che i Disco Drive rimarranno ben impressi nella tua memoria. Se hai
visto un loro concerto è un'affermazione lapalissiana: movimento, scuotimento
di culo e ritmo, tanto ritmo, di quello che oggi anche la Dischord rende
ballabile. Perché questa è gente che trascina e pretende un tuo coinvolgimento.
Spesso ci riesce. Così "What's Wrong With You, People?" trasporta queste
realtà su album, ma aggiunge qualcosa di diverso, rendendo palese il
sospetto iniziale che, oltre alla furia del concerto, c'è anche uno
studio sulla canzone. I brani sono immediati e frenetici (la doppietta
iniziale, "The Leaving Feet" e "All About This" è da urlo), ti schiaffeggiano
eppure non senti dolore, a volte sorridi. Anzi, sorridi quasi sempre.
Basso, chitarra, batteria e qualche altra percussione: moltiplicate
i fattori per tre voci che seguono la musica con accattivante armonia
in episodi tanto diretti quanto mai scontatamente brevi, anzi affini
ad una particolare forma di dilatazione. Ascoltare con attenzione le
incessanti convulsioni di "Forwad!" e "Calling Calling" per comprendere
che, oltre alla freschezza degli episodi più catchy, i Disco Drive tratteggiano
schizzi cerebrali che potreste disegnare nella vostra cameretta durante
una post sbronza notturna. Muoverete la testa, anche da soli. E non
ve ne accorgerete nemmeno.
Marco Delsoldato
MUSIC BOOM (voto
4 su 5)
Con più che relativo ritardo rispetto al boom d'oltreoceano, tre ragazzi
italiani scrivono e suonano il primo disco italiano che possa essere
indicizzato sotto la voce punk-funk. Verrebbe da dire che siamo fuori
tempo massimo - che, se non fosse per qualche sussulto post-mortem,
questa curiosa quanto abusata etichetta adesiva di due parole se ne
andrebbe al macero con resto della cartaccia usata. E invece no, non
lo diciamo affatto. Diciamo piuttosto, e con altrettanta soddisfazione,
che What's Wrong With You People? è un disco sorprendente a cui il "già
sentito" si perdona a favore di un ascolto talmente interessante che
a queste cosucce si finisce per dare l'importanza che meritano: poca.
I Disco Drive sono Alessio Natalizia, Jacopo Borrazzo ed Andrea Pomini,
uno che non sta mai fermo - la sua voce qui, la sua etichetta lì (la
Love Boat), la sua penna altrove (Rumore). Ed i loro live, già ampiamente
noti prima dell'uscita del disco per la ottima Unhip Records di Giovanni
Gandolfi, fanno assomigliare i The Rapture sul palco (paragone ovvio
ma in definitiva non così azzeccato) a tre robottini infighettati. Il
disco è pre-prodotto da Max Casacci. I suoni, neanche a dirlo, sono
marca 80s, tra cowbells mai spiattellati a sproposito e copiosi calls-and-responses
(in Calling Calling si sentono doviziosamente i Gang of Four), a nozze
con una netta ascendenza Dischord copyright Fugazi (Move Along e Save
your Fire e la davvero ottima Safer Now) e Q and not U (Better is the
New More), sebbene qualche episodio si nutra addirittura di dichiarati
sandinismi (Forward). Nella tracklist si fa fatica a trovare un brutto
pezzo; il primo singolo, All About This, fa ballare. C'è una bella differenza
tra la gente che copia/incolla a caso e quella che re-impasta gli ingredienti
in maniera, se non sempre originale, quantomeno disciplinata e godibile:
i Disco Drive appartengono chiaramente alla seconda categoria e, bisogna
proprio dirlo, la scena italiana aveva un tremendo bisogno di un disco
come questo.
Marina Pierri
LIVEROCK
Da Torino con furore. Ecco la prima frase che mi è venuta in mente quando
ho ascoltato questo disco. Se il terzetto in questione ama definirisi
punk-rock è forse perché riconosce nella sua produzione delle sonorità
fortemente legate alla venerata old school fine anni 70, cosa che effettivamente
si rivela in molte delle tracce di questo lavoro, il primo, dei Disco
Drive. E' un insieme molto colorito di rock distorto e sincopato che
pare ispirato proprio a Clash - Move Along -, che si lascia sentire
senza pretese ed è particolarmente energico e potente - Calling Calling
-, portatore 'sano' di influenze di fugaziana memoria - Safer now e
Computer Tomorrow - e di bands della famosa/famigerata Washington scene.
Non è pura casualità se questi tre torinesi hanno avuto la ventura di
suonare con Q and not U, El Guapo, ma anche con istituzioni 'nostrane'
come Three Second Kiss e One dimensional Man che, a mio parere, hanno
molto a che spartire con il loro modo di avvertire il ritmo e di concepire
la melodia. In questa loro fatica i DD si sono fatti aiutare da Max
Casacci - il 'capoccia' dei Subsonica - e da un po' di gente che ha
avuto a che fare con etichette tipo Domino e Kitty Yo; e poi diciamo
pure che Andrea Pomini -basso e voce dei punkers di cui stiamo disquisendo-
collabora con Rumore in veste di 'uno-dei-recensori-che-stimo-di-più',
quindi si può garantire che siamo in presenza di personaggi che di musica
ne sanno… In ultimo, se è vero che il punk è anche, e soprattutto, uno
stile di vita, diremo, per onore di cronaca, che i Disco Drive dal 2002
suonano in giro per l'Europa e hanno partecipato a diverse occasioni
e festivals importanti senza un'etichetta né un management dedicato.
Cioè si autogestiscono. Beh, non male come esempio visti i risultati,
no?
Claudia Ginocchio
IMPATTO SONORO (voto 4 su 5)
Finalmente. Dopo anni di live in giro non soltanto per l’Italia, l’anno
2005 segna il debutto discografico dei Disco Drive, terzetto di “punk-rockin
soul boys” (parole loro) formato da: Alessio Natalizia, Jacopo Borazzo
e l’iperattivo Andrea Pomini patron della Love-boat records e già al
servizio di Rumore. Se avete una naturale inclinazione per le pippe
musical/mentali "What's Wrong With You, People?"5 è il disco perfetto
perché potrete perdervi (inutilmente) nel definire genere (post-punk
?, punk-funk ?) e sbizzarrirvi in paragoni e influenze: Q and not U,
Clash, The Rapture evitando magari di nominare gruppi, quali i Franz
Ferdinand, il cui confronto non è troppo lusinghiero e quanto mai fuorviante.
Se non avete tendenze onanistiche di questo tipo allora potrete concordare
col sottoscritto nel ritenere "What's Wrong With You, People?" un disco
sorprendentemente compatto (solo la troppo ibrida “Forward” non convince
molto) in oscillazione costante fra frenesia sonora (“The leaving feet”,
“Save your fire”) e ritmiche ammiccanti durante le quali è difficile
stare fermi (“All about this”). Uno dei meriti maggiori dei Disco Drive
è proprio questo: riuscire a fare muovere il così-detto anche quando
mettono in bocca liriche quasi minacciose (“Safer now”). Serio candidato
a debutto italiano dell’anno.
Rosario Russo
EMOTIONAL BREAKDOWN
(voto 3.5 su 4)
Torino è ormai da qualche anno città prolifica nello sfornare gruppi
validi e questi Disco Drive non ne sono che l'ennesima prova. "What'
s Wrong With You, People?" potrebbe essere la svolta per svegliarvi
dal vostro torpore musicale oppure il disco da ascoltare prima di uscire
una sera o ancora, più semplicemente, potrebbe un po' sbrigativamente
finire nel vostro dimenticatoio, ma c'è da riconoscere che quando i
tre attaccano con riff così squisitamente retrò, batteria in levare
e giri di basso vagamente dub è difficile rimanere fermi. Questo disco
sembra avere scovato l' essenza del ritmo e ne fa gran sfoggio assieme
ad un' attitudine punk rock di cui gli stessi Disco Drive vanno giustamente
fieri e che trapela dall' approccio ai pezzi e dal cantato spesso sporco
e genuino. Certo è che l' album non passa inosservato: pezzi come "The
Leaving Feet", "Save Your Fire" e "Safer Now" sono dinamite pura, ma
i Disco Drive non sbagliano un colpo, ogni pezzo è da togliere il fiato
e i 35 minuti scorrono piacevoli tra cantati corrosivi, distorsioni,
percussioni (!), cori, stacchi noise e ritmi ossessivi sempre all' insegna
dell' energia e con l' unico imperativo di non annoiare. Suonano e cantano
in tre (scelta sempre ammirabile!), sono circondati da una fama di grandi
performers live e soprattutto hanno sfornato un album trascinante e
sincero che ha il rock 'n' roll (anzi, il punk rock) nel sangue… da
ballare!
Francesco
BLACKMAIL MAGAZINE
Ho comprato questo disco attirato dalla superba copertina di Alessandro
Baronciani. Non so chi sia quest’uomo, non è mio parente, non ho il
suo numero di telefono sull’agenda, non ci siamo mai sbronzati insieme
ma ho intenzione di fargli sapere che ha realizzato un artwork da sturbo.
Ora, il punto è: si può comprare un cd d’impulso, senza sapere niente
di come suona, di chi l’ha fatto, eccetera? Ragazzi, faccio questo genere
di cazzate 2-3 volte l’anno, non una di più, giuro. Quando butta male
lancio fuori dalla finestra l’infame dischetto e mi tengo l’involucro,
quindi apro il frigo e mi sparo mezza dozzina di lattine Q&T (Qualità
& Tradizione) dal 1859 pensando che, capemmerda come sono, non ce la
farò mai a mettere i soldi da parte per una vacanza a New Orleans o
per comprarmi una Yamaha FZ6 nera di seconda o terza mano. I Disco Drive
sono un trio torinese formatosi nel 2002: Alessio Natalizia plays the
guitar; Andrea Pomini (quando non scrive di musica) plays the bass guitar;
Jacopo Borazzo plays the drums mentre Everybody sings, non essendoci
un leader, un vocalist, un baccalà al microfono, insomma. Il nome: bello
quasi quanto la copertina e il titolo scelto per questo debutto di 35
minuti e 21 secondi dopo un paio di singoli e un pezzo (Quarantatre)
sulla compilation della Rumble Fish What The Hell We're Still Doing
Here. Il sound: niente di originale, ma credo che lo sappiano anche
loro, chi li ha prodotti (Rudy Di Monte + Max Casacci) e chi gli ha
stampato l’album (Unhip Records di Giovanni Gandolfi). Punk funk. Basso
che pompa ringraziando a ogni giro il dio che ebbe l’idea di spedire
sulla terra Sua Divina Grazia Jah Wobble. Chitarre che grattano come
gatti sulla lettiera. Un po’ di !!!, qualche dubbata alla Clash, un
pizzico di Black Eyes (band non trascendentale del giro Dischord durata
lo spazio di due uscite). Però le vibrazioni ci sono eccome. Se The
Leaving feet scivola via senza colpo ferire, con All about this le cose
diventano finalmente toste: “And everything is looking brighter / Everything
is looking clear / You found another thousand words / Words are gonna
make you real”. Della serie: orecchie drizzate e culo che fa dest-sinist,
sinist-dest come in un video della Red Light District. Regge anche Move
along, con il tappeto di percussioni di Vito Miccolis che sa tanto di
alta scuola DFA, mentre un’altra gradita sorpresa arriva dalla calda
e dilatata Forward! (“I wish I just could improve myself / I wish I
could move somewhere else / I wish I just could improve myself / I wish
I could move somewhere else”). Safer now è (cazzarola!) un punkaccio
bello tondo in zona Sonic Youth periodo Dirty: ottimo inciso, grande
noise di chitarra e niente da recriminare. La conclusiva Computer tomorrow
viaggia su binari intergalattici dub-psych: la giusta quiete dopo la
furibonda tempesta. Cè una morale in tutto questo? Sissignore! Al terzo
ascolto mi scopro moderatamente gasato. C’è qualcosa in questa band,
ne sono sicuro. Vivaci, molto vivaci, viene voglia di vederli in azione
sul palco. Energici e vivaci, confermo. Sono mica un’inglese capace
di esaltarsi per la prima minchiata che arriva in redazione. E in fondo
anche il primo dischetto dei !!! non era tutta ‘sta cosa, per Nic Offer
& soci c’è voluto un po’ prima di arrivare alle vette compositive di
Louden up now. Meno Washington DC la prossima volta non guasterebbe.
Sono sicuro che ci sarà una seconda occasione perché, oltre la copertina,
ho trovato un progetto piuttosto interessante.
J.R.D.
MUSICA A OLTRANZA
Ho visto i Disco Drive dal vivo qui a Cosenza poco tempo fa, e, dopo
la trascinante esibizione, non ho resistito al desiderio di comprare
il loro cd. Una premessa scontata, e cioè che, purtroppo, il disco non
riesce a trasmettere in pieno la carica live del gruppo, forse anche
per una scelta stilistica sonora. Ma, fortunatamente, ne da un’ottima
idea! La registrazione, che ha visto alla preproduzione la collaborazione
di Max Casacci, una delle due menti dei Subsonica, comunque rende giustizia
ai pezzi, alla loro struttura, alle sonorità del terzetto. Natalizia,
Pomini e Borazzo costruiscono dei brani dalla ritmica incalzante, che
quasi costringe l’ascoltatore a muoversi, con delle rifiniture interessanti
ed ammalianti. Un prodotto con il suono disco anni 70, ma con le trovate
e l’intelligenza tipiche dell’ambito rock undergorund. Gli intrecci
di batteria e percussioni improvvisate, i giri di basso funkeggianti
ma anche dal sapore punk, le chitarrine acide e strummeggianti, tutto
questo bel cocktail crea un suono che cattura ascoltatori diversi, che
coinvolge, chiedendo anche ai più pigri di ballare. Il tutto condito
da linee di cantato martellanti, ben congeniate ed incisive, che si
portano dentro pure dei bei testi, il che rende ancora più piacevole
ascoltare questi pezzotti. Insomma un contesto a metà fra Clash e disco
70, come dei Franz Ferdinand, a mio parere, più interessanti. Con tutte
le carte in regola per continuare il loro ben avviato cammino all’estero.
Mauro Nigro
ROCKLAB
Ci siamo. Immaginate una furiosa orgia nella quale partecipano Arab
On Radar Clash, Q And Not U e !!! con sottofondo Remain In Light dei
Talking Heads, pensando a cosa potrebbe uscirne fuori. Se avete pensato
bene, dovreste aver immaginato una specie protetta di punk con tendenze
catchy da una parte e tendenze maniacali dall’altra. Beh, siete molto
vicini alla definizione di What’s Wrong With You, People, prima fatica
dei Disco Drive, accasati presso la Unhip Record di Bologna, ma vi manca
una caratteristica distintiva che, personalmente, mi fa uscire di testa:
questo trio ti prende per il culo. Sarà che mischiano la furia del punk
e talvolta dell’hardcore in tracce tremendamente ballabili e rumorose?
E non pensate che siano il solito gruppo punk-funk, perché qui abbiamo
davanti qualcosa di profondamente diverso. Ce ne accorgiamo dai deliri
noise della traccia che apre il lavoro, The Leaving Feet , a metà strada
tra il punk di strada più sporco e l’occhiolino alla pista. Per non
parlare poi di quella Save Your Fire che potrebbe benissimo uscire fuori
da un Dirty se mai i Sonic Youth si fossero dati al wave, o del tribalismo
di alcune tracce, come se un indie qualunque degli anni ottanta avesse
incontrato per strada i Talking Heads e li avesse invitati a suonare
in una discoteca sottoterra (Better Is The New More e Safer Now) o ancora
dalle schitarrate sbilenche accompagnate dal un basso profondo rubato
ai Gang Of Four di Forward!. Se questo non è segno di un inguaribile
genio e di una profonda presa per il culo, non saprei nemmeno come definirla,
ma è una formula che vale da sola tutto il disco.
Giorgio Pace
HATE TV
Parto in quarta: i primi tre pezzi (The Leaving Feet, Alla About This
e Move Along) ti strappano le mutande e costringono quelle chiappe rattrappite
da un decennio di vuoto spinto musicale a muoversi vorticosamente in
ogni direzione. Le barriere che distanziano Torino da New York vengono
sbriciolate e fagocitate dal basso punk-funk di Andrea Pomini, dalle
pennellate di chitarra, dalle urla sguaiate, dai ritmi acerbi di Alessio
Natalizia e da quella inesorabile, ineluttabile, meravigliosa cassa
dritta, pestata dal piede destro di Jacopo Borazzo. Questi non sono
nomi nuovi. Qualcuno dimentica, per caso, gli Encore Fou? Questi non
sono suoni nuovi. Qualcuno dimentica, per caso, tutta quella sfilza
di anime devote al ritmo, che hanno attraversato la nostra storia? Da
James White & The Blacks a The Rapture, partendo dal primo uomo di colore
che abbia mai picchiato il piede sulla nuda terra, per farle partorire
la prima danza. Questo è il battito che esce dal sangue di un dio nero
e libertario. E fusa insieme al marasma ritmico creatosi, risorge l’anima
di chi si costruisce il proprio futuro in una lotta totale e nichilista
al conformismo (ain’t true punkrocker?). Perchè non può esserci solo
la danza. Lo sapevano gli schiavi neri nei campi di cotone, che inventarono
tutto quello che c’era da inventare. Lo sanno i giovani d’oggi, i Disco
Drive, che, nel loro piccolo, ereditano tutto il passato e lo filtrano
con il punk più genuino e sanguigno. Per andare a sputare, quando possibile,
la cruda realtà in faccia al mittente. Mentre tutte queste immagini
mi attraversano i lobi cerebrali, passando per le chiappe, per andare
a scatenarsi, più in basso, sulle gambe, quell’inappuntabile e galeotta
cassa dritta continua a martellare. Le chitarre incalzano un basso irrefrenabile.
Qualche pennellata noise s’inalbera furtiva tra le note, per tornare
immediatamente da dove era venuta, o per concludere in delirio Safer
Now. E tutto riprende a girare vorticosamente in capogiri funk, ché
neanche i Q And Not U nei loro fervori più lisergici avrebbero saputo
assemblare. Poi finisce anche Computer Tomorrow, e cerco di riprendere
fiato, sudato ed epicureo, da solo, tra le quattro mura della mia camera
da letto. Il tasto “repeat” mi prende in contropiede. Riparte la triade
iniziale. The Leaving Feet, Alla About This e Move Along. Ma le mie
mutande giacciono, lacere, sul pavimento. E mi riesce più semplice ballare.
Many
MOVIMENTA
What's Wrong With You, People? esce fuori tempo massimo. Disco Drive
è la più autorevole realtà italiana in materia di "dance-punk" e questo
è grossomodo il nostro disco-manifesto per quanto riguarda il genere,
ma esce fuori tempo massimo. Quel che significa la cosa, ammesso e non
concesso si tratti di una accezione negativa, potrebbe spiegarsi in
diverse maniere e non tutte a partire da un sistema di valori accettato,
oltre che aver a che fare con discorsi sull'integrità che ci lasciano
abbastanza indifferenti (il gioco di influenze tra l'importanza odierna
di questi suoni e l'importanza odierna di Disco Drive). Partendo da
un altro punto di vista, potremmo concentrarci sul risultato artistico
del disco. A livello macro, potrebbe funzionare molto bene in un mercato
diverso da quello che ci tocca: per esempio se fosse cantato in italiano,
se fosse disposto a superare le istanze più o meno indie che governano
il sistema di valori legato al mondo in cui Disco Drive si muove, se
fosse preso abbastanza bene da portare altre "innovazioni" alla propria
proposta, tipo spostarsi definitivamente in area dance-floor e scendendo
del tutto a patti con un linguaggio decisamente non-radicale. Ma il
primo full-length di Disco Drive, fresco di stampa per Unhip, non è
niente di tutto questo. Il mondo in cui si muove è quella terra emersa
che gruppi come Settlefish, Red Worms' Farm, With Love, Anna Karina
eccetera abitano da qualche anno a questa parte; la musica è una versione
più world di Q And Not U o Les Savy Fav e lo scenario è un indistinto
vociare di smaniosi indiebloggers più o meno ancorati alla "scena".
Possiamo farcela o non farcela a sopportare tutto questo, ma questo
capitolo a firma Disco Drive rimane il disco che è: una raccolta di
(più o meno) potenziali singoli senza la botta che la premiata ditta
Pomini/Borazzo/Natalizia ha in sede live, tanto per dire, né tantomeno
canzoni capaci di affermarsi a prescindere dalla botta (o dall'assenza
della stessa). Rimane senza dubbio il fatto di essere il primo indubitabile
disco punk-funk italiano, e saranno i posteri (i prossimi indiebloggers,
generazione di segaioli anche peggio di noi) a dirci se la storia avrà
tenuto conto di questi punk-rockin' soul boys, come recitano nel loro
sito ufficiale. Per restare sul sicuro noi caliamo l'accetta, poi si
vedrà.
Francesco Farabegoli
POST-IT ROCK
Disco. E' su questa parola che si è tentati di fermarsi per primi. L'esordio
su lunga distanza dei torinesi Disco Drive, che arriva dopo molti e
molti concerti in giro per Italia ed Europa, è una lunga sequenza di
casse in quarti e ritmiche decisamente ballabili. Niente di sbarazzino
e disimpegnato si intenda. Si tratta poi, ascoltando i pezzi nel loro
complesso, di quasi-anthem punk dove a ritmiche furiose e chitarre taglienti
vengono associati testi che trasudano soulness. Potrebbero essere rapidamente
associati ai Radio 4 giusto per citare un gruppo più famoso, cosa che
dispiace sempre al musicista e che torna invece utile all'acquirente.
I Disco Drive però hanno una carica punk più forte e rappresentano un
mix di stili che possono ricordare tanto quegli anni '80 dove si mischiavano
punk e dub/reggae ( Forward!, Calling Calling ) tanto invece certi sperimentalismi
ritmici dove si cerca di andare oltre il semplice 4/4. Punk si diceva
anche.. sì punk ma non tanto come sonorità dichiarate ma forse più come
attitudine generale ( The Leaving Feet, Save Your Fire ) perchè i suoni
non sono poi grezzi e buttati là ( anzi se c'è proprio da cercare un
difetto punterei il dito su una forse eccessiva patinatura, voluta o
meno che sia ). Per tirare le somme del ragionamento mi viene da dire
che questo è un disco sincero e diretto che torna decisamente utile
per fare danzare e che non stanca minimamente all'ascolto. Consigliato
quindi l'acquisto senza fare caso alla maledetta abitudine italiana
di pensare sempre che qualche straniero l'avesse già fatta questa cosa
( chiedetelo a un inglese se gli passa minimamente per la testa ) ma
consigliato ancor di più andare a vedere dal vivo questa band, dove
grazie ad un suono più sporco riesce a trasmettere ancora meglio la
carica dei pezzi. Il disco esce per la Unhip di Bologna che ha una distribuzione
capillare in ogni angolo del globo e la band suona moltissimo in giro,
quindi anche i più pigri non hanno scuse.
Onga
TORTONA BEAT
Da usarsi in caso di ritmo. L'album dei torinesi Disco Drive è una macchina
da groove. Sarebbe limitativo dire che è un disco di genere, il lavoro
dei tre ragazzi nasconde neanche troppo velatamente "tanta roba". Tanti
ascolti, influenze, citazioni, anni passati a collezionare e a digerire
musica. Da New York a Washington a Detroit passando per Shanty Town,
viaggiando con i suoni ma rimanendo a Torino. Le ritmiche battono sui
nervi scoperti, la precisione di esecuzione è chirurgica ma impastata
da lineari fraseggi di basso. La cassa spesso e volentieri in quattro
clocka la macchina Disco Drive mentre le tre voci vanno a intrecciarsi
creando una diversità di paesaggi sonori. Quello che secondo me rende
i Disco Drive una band di preziosa caratura è l'equilibrio, non ci sono
sbilanciamenti verso un componente, tutto è progettato per "funzionare
insieme". Tra i solchi emerge prepotente un "fattore jam", tutto è naturale,
i ragazzi rimbalzano, sfregano le loro corde come si stessero "allenando".
Trovateci dentro quello che vi pare (dai Fugazi alla DFA, dai Gang Of
Four ai Rapture ai Franz Ferdinand), ma io credo che Disco Drive sia
prima di tutto un mezzo per veicolare la necessità di ritmo, di ballare,
di tempi pari e soprattutto di uscire, di avere un prodotto pronto per
un pubblico e un mercato che non sia limitato alle pastette italiane.
Qui sopra ci sono delle tracce pazzesche, come il "potenziale singolo"
"All About This " che sono sicuro spaccherebbe in una playlist come
quella di XFM, c'è "Move Along" con i suoi ammiccamenti indie rock,
"Calling Calling" con il suo fiero "unz unz", "Better is the new more"
insieme a tutta una serie di dilatazioni di sapore afro/dub/brazilica.
Alla fine del disco dopo aver inconsciamente mosso la testa per tutta
la durata, vi troverete addosso la sensazione di aver ballato, di esservi
mossi di aver buttato fuori tossine, su una cassa in quattro, una chitarra,
un basso e tre voci. Grandiosi.
Fab
USCITA DI SICUREZZA (voto 8 su 10)
E’ come se un gruppo di vecchietti che impegnano la giornata aspettando
bus dai nomi impossibili ti chiedessero: "ma tu te lo ricordi il punk
funk"? Sembra strano ma a solo un’estate dell’esplosione del fenomeno
rapture,!!! e compagnia bella, sentire questo disco sa di gioventù passata
e di festival ormai lontani nella memoria. Nonostante ciò questa prima
e attesa uscita per i Disco Drive, trio torinese omai noto ai più (il
prezzemolo della capitale taurina), è qualcosa di importante. Dopo concerti
in qualunque salsa, tour nel mondo, introducers di mille volti famosi,
un disco ci voleva: primo, per avere un ritorno di realtà da parte dei
giornali musicali che potranno restituire una visibilità alla loro popolarità
ormai collaudata, secondo, per avere un sunto della loro produzione
iper-prolifica, terzo, per poter sentire la loro musica senza esser
costretti a vedere il naso a patata del loro bassista. A differenza
di quello che si è letto in giro, trovo questo disco piuttosto vario
e rappresentativo di tutta la loro produzione. Anzi, stupisce riscoprire
un aspetto molto punk/noise (The leavnig Feet, Save your fire) che nel
live veniva più tenuto nascosto dalla vena alla Tito puente e un lato
dub che poteva essere intuito ma mai esplicitato (Computer Tomorrow,
Foward!). La partecipazione mi Max Casacci e Vito Miccolis (Tribà) non
dovrebbe nemmeno essere citata: diminuirebbe il merito di questo gruppo,
simbolo di un Italia che lavora e che dal sudore della propria fronte
riesce far fiorire il merengue, la salsa e il disco-punk. Se i Righeira
cambiarono la vita del nostro paese in un’estate al tramonto, rimettere
in sesto la musica italiana sarà la missione Disco Drive per la prossima
stagione.
Sandro Giorello
ROCK ON (voto 4 su 5)
Inutile tormentarsi, inutile nascondersi dietro un’affilata linea d’ombra
che, per ovvi motivi, non riesce a celare quella dura realtà da accettare;
e così, mestamente, accettiamo quella pragmatica, imprecisa, visone
del mondo che, inevitabilmente, ci conduce verso una logica contaminazione
dove il funk-punk dei celeberrimi Gang Of Four e Pere Ubu invade la
psiche duttile di tre ragazzi italiani, i Disco Drive. Direttamente
da Torino la band, con il brillante, efficace, ausilio di Max Casacci,
pubblica il proprio esordio discografico, “What’s Wrong With You People?”,
un lavoro intelligente, furbo e perfetto in ogni minimo particolare.
Con la capacità di riportarci alla mente, oltre i già citati Gang Of
Four (vedi “Entertainment!” e “Solid Gold”) e Pere Ubu, gli ormai defunti
Black Eyes, i GoGoGo Airheart e i primi Liars, il terzetto torinese
realizza un album interamente “sorretto” da quei fulgidi momenti funk
che dominano e “inzuppano” le nove tracce presenti sul disco. I Disco
Drive minimizzano il rock italiano e, con la disinvoltura di chi da
anni “cavalca” i palcoscenici europei e non, proseguono quel viaggio
cominciato nel ’79 e, molto probabilmente, mai terminato. “What’s Wrong
With You People?” è il raggiante debutto discografico di una band (italianissima)
che ha l’incredibile fortuna (sfortuna) di esordire nell’anno in cui
il revival post-punk è al massimo dello splendore; i Disco Drive sfondano
quelle alte barriere psicologiche che ghermiscono le nostre menti viziate
e corrotte dalla scena internazionale che, ora come ora, non ha più
segreti e che, per nostra fortuna, è sempre più vicina.
Francesco Diodati
DEBASER (voto 4 su 5)
Altro esordio italiano che di italiano sa di ben poco. Come i Port-Royal,
insomma. Genere e soprattutto attitudine diversa, però. Bene bene. Niente
di nuovissimo, i loro progenitori sono evidenti sin dal secondo ascolto,
ma ci sanno fare, con entusiasmo, energia, convinzione e la giusta tecnica.
Dal vivo non so come siano, credo non distanti dai livelli del disco.
Tra il rock trascinafolle e il rock ballabile, un po' per le anche delle
sbarbe e un po' per i piedi dei navigati. I testi non sono importanti
in questo genere, e ad essere cattivi mi chiedo che ci stanno a fare
scritti sul libretto del ciddì... era meglio non ci fossero, a dirsela
qua... Consigliato: a chi cerca un po' di energica spensieratezza spezza-afa
Sconsigliato: a chi si aspetta da loro di essere "the new big thing"
italiana. Voglio dire: non sono i Subsonica, né i Marlene Kuntz, neppure
i Planet Funk, né tantomeno gli LCD Soundsystem... ma sono apprezzabili,
e a pelle mi danno l'impressione che ci stupiranno in futuro. A voi.
Sodo Caustico
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